sabato 22 giugno 2013

VOGLIA DI RETROGAMING

La voglia di retrogaming si fa sentire...

Ci sono perle che meritano, meritano eccome




Comunque, non mi entusiasma usare il termine "retrogaming". Non c'è niente di retro. Non ci riferiamo alla "retropittura" quando guardiamo un quadro impressionista. Ciò che distingue i giochi di una volta dai giochi di adesso, secondo me, non è tanto una differenza di potenziale tecnico, quanto una differenza di STILE.  Certo, nei giochi usciti più tardi si sono utilizzati i motori grafici sempre più potenti, per stupire il giocatore. Siccome quella scelta pagava, s'è preferito adottare quella, su larga scala. Eppure, chi lo dice che sia la scelta migliore?  Perché, secondo voi nell'ultimo FIFA o nell'ultimo PES, si respira l'atmosfera che si respirava in un  gioco della IREM?


Non credo proprio gente, non credo proprio. Se n'è accorto anche Paul Robertson, artista del pixel (non è un insulto) che ha realizzato delle opere che sfiorano l'ipnotico, il lisergico, la sindrome di Stendhal, tanto sono ricche di atmosfera e stile.

Non mi interessa tanto fare un gameplay per intitolarlo RETROGAMING qua e RETROGAMING là.

Voglio solo giocare, per divertirmi, ai videogame a cui giocavo tanto tempo fa e che mi divertono ancora esattamente come mi divertivano allora, perché non ho nessun preconcetto nella testa e voglio omaggiare uno stile, che non è solo uno stile di giocare, ma di pensare, di immaginare, di vivere.

Perché in fondo, vedendo certa merda che esce adesso, penso sempre più spesso che l'epoca d'oro del videogame era quella, non questa, fatta di poligoni, energia rigenerativa, DLC, longevità assente, framerate calanti, porting di giochi multipiattaforma incasinatissimi, cavolate varie.

No, no, i momenti videoludici più alti partivano quando inserivi un gettone sapendo che sarebbe bastato un colpo a farti perdere una vita.

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