giovedì 25 agosto 2016

Chat realmente avvenuta con ragazza su Facebook



Risale più o meno all'anno scorso.  Divertitevi.



LUI: sei bella bella bella

rimettiti insieme a me

LEI: Chi cazzo sei?!
Ci conosciamo?

LUI: "chi cazzo sei" che maleducazione
non mi piaci più, basta

 LEI: Ok allora fatti le valige e torna da tua madre
E stasera scordati che ti dia il culo

LUI: Non sei piú quella di una volta
sei grezza come uno scarpone poi quando vedi uno che ti piace diventi tutta dolcina gne gne gne

 LEI: Tranquillo non corri il pericolo, tsk

 LUI: una volta sì che eri un fior fior di fanciulla ormai sei sboccata e delusa dalla vita, gli occhi spenti di una donna consumata

LEI: Prima ero pura ed innocente come una farfallina primaverile che svolazza su un prato di margherite, poi sei arrivato tu e sono diventata burzum con le tette

 LUI: e che sputa fuoco della vagina... sì lo so...  ma devo dire che sotto sotto, anche se non voglio ammetterlo, la donna obesa, cellulitica, sporca e incazzata mi piace, mi piacciono le parolacce, mi piace essere preso a frustate nella schiena con una catena di motocicletta sporca di grasso, mi piace il tuo fiato fetente di alcool tabacco e seme di cavallo, mi piacciono i tuoi piercing estremi, etc.

 LEI: Lo vedo con che occhi innamorati mi guardi quando mi pulisco il naso moccioloso strusciandolo sulla manica della tua felpa o quando mi stacco le unghie dei piedi a morsi e te le sputo tra le lenzuola

 LUI: sì è vero hai realizzato gli intimi sogni inconsci della mia esistenza, come quando trovo le tue caccole dentro al frigorifero o quelle geniali sgommate marroni di cacca incrostata sui sedili dell'auto! ? ahhh, amore mio impazzisco al pensiero mmmm sposami, sposami in una discarica infestata da sorci grossi come koala che mi si arrampicano sulla schiena e mi masticano le orecchie come fosse eucalipto

 LEI: Le tue parole sono cosí dolci e sublimi che da quanto mi sciolgo mi si prolassa automaticamente il culo ? marchiami con un clistere di sborra di mangusta e fammi tua

 LUI: sììììììììììììììì, mia principessa azzurra sono il tuo cenerentolo! Viviamo l'intensità di questa storia unendoci con un rituale blasfemo, denudiamoci dentro una chiesa sconsacrata bestemmiando e bevendo assenzio e con i children of bodom a palla, strappiamo le interiora di un agnello a mani nude e accoppiamoci immersi in una vasca di merda cacata da tutti gli invitati

LEI: Mi stai mandando le ovaie in autocombustione, non resisto, ti voglio ora! Ungimi di olio di palma e fatti fistare fino a sembrare un pupazzetto da ventriloquo perverso e godereccio poi legami con un filo di salsicce piccanti ed imbrattami del tuo ammmore appiccicoso e molesto

 LUI: uhhh, l'olio di palma! sei proprio la donna giusta! pensa che vado nei supermercati cercando apposta biscotti e prodotti dolciari scadenti per estrarne il prezioso unguento d'amore, che uso per inserirmi nel pertugio anale pugni, braccia, gambe a volte anche il torso! Oh se tu fossi qui, quante secchiate di amore bianco e colloso ti darei, fino a renderti una statua di cera paralizzata dalla mia passione

 LUI: è evidente che siamo fatti per amarci. Questo è innegabile dopo le nostre esternazioni. Continuando ad attaccare bottone con me rischi seriamente di diventare la mia futura fidanzata e in quanto tale vivere esperienze di vita alla amore criminale che ti segneranno in eterno

 LEI: Non aspetto altro ? ormai siamo due cuori ed un precedente penale

LUI: ormai le persone non cercano più la fama andando al grande fratello. si mettono insieme poi inscenano una storia di maltrattamenti e coltellate per andare a finire in TV, su raitre, ad amore criminale e sentirsi qualcuno. poi alle serate nelle disco sono sempre in lista

LEI: Scusa se le mie risposte ora sono brevi e sgrammaticate ma sono ad un passo dal coma etilico. Sbratterò a pezzettoni solo per te stanotte

LUI: mmmm pensami mentre lo fai tesoro amore.. io poi verrò e raccoglierò da terra tutto per mangiarlo... perché tutto ciò che esce dal corpo del mio amore è delizioso e dolce come il caramello caramellato

LEI: Prefetisco una cosa in genere natural born killers, ma con molto piú anal e lacrime di bambini

LUI: sì ma io faccio la ragazza

LEI: Sarà una ricetta brevettata solo per te mon tresor, lo spezzatino dell amore

LUI: Ovvio
Tu sei la mia vagina umida
La mia piccola coccolascroti
? ? ? ma spezatina mia! spezzami tutto e sboccami con rabbia e fottute corna al cielo

 LEI: Ti tiro per i capelli spalancandoti la bocca come prima di un cumshot e ti farcisco come una quaglia arrosto
Inneggiando assadanah!
gwhahahehahehahahah

LUI: sì, sei simpatica, ma non così tanto da darmi simpaticamente la figa.

LEI: Solo perché voglio che tu la prenda di forza e ignoranza
Trivellamela come un pozzo del Q8

LUI: dopo i tuoi discorsi ce l'ho talmente dritto e duro che potrei scavare su Giove direttamente dal mio letto e schizzare così tanto che la via lattea verrebbe rinominata in via spermea

LEI: Mai quanto adesso ho desiderato essere un'astronauta

LUI: Ti faccio volare con un ceffone più in là della Cristoforutti e poi ti inculo in assenza di gravità
ma bevi bevi e dai e cazzo e basta spippettare con lo smartphone per scrivere con uno psicopatico, che causi allarme sociale

LEI: Mi sono momentaneamente arenata in una panchina
spiaggiata si potrebbe dire

LUI: Esattoh
perché dalla foto profilo ho detto.. mmm che fica questa
poi però.. le altre foto...
insomma foto fopo foto kilo dopo kilo

LEI: Kattivoh :c

LUI: <__< ohhh scuuuusa!

LEI: Hai urtato la mia sensibilità di bambina

LUI: ti do il ciucciolone saporito

LEI: Stasera un peluche verrà picchiato
E sará solo colpa tua
due minuti di silenzio per il peluche

Non sono grassa, ho solo le ossa ciccione u.u

LUI: no hai il dna grasso

LEI: Ho il dna pigro

LUI: in realtà sei gnocca, ma anche io e le foto di me nudo tipo mens health lo confermano
io sono gnocca

LEI: Non ci credo
Fa vedere

 LUI: arrivo ora ti faccio ridere seriamente
che uccel di bosco
[INVIA FOTO DI SE STESSO NUDO]

LEI: Un rembrandt a confronto sarebbe da mettere da parte

LUI: sei troppo colta per il mio cervello ultraventisettenne e in fase di decadimento

LEI: Ahw siamo pure coetanei
LUI: no io non ho mai detto questo, mi dissocio
io ne ho 31 e sono più grande di te ma a letto comandi tu amore, io sono il tuo inutile verme da calpestare e da ustionare col ferro da stiro

LEI: Voglio deformarti il glande con l arricciacapelli

LUI: ohhhh mmmm amorhah
l'arricciacappella mmmmh

LEI: amore mio smuackshrlrp

LUI: SmUackmahbitchup
follonica è in svizzera?

LEI: Magari ***cane
 LUI : ma dio dio non bestemmiare o la cagna della ******* si incazza se le offendi il padre del figlio
oggi la sbornia dovrebbe esserti passata

LEI: Macché
Ancora la devo smaltí
Sto ruttando tonno
E non mangio tonno da almeno tre giorni

LUI: ma dal culo o dalla bocca?

LEI: Dalla bocca
Si l oso
Ti ho abituato al contrario
Mi dispiace amors
Non volevo deluderti

LUI: a me piace quando ti inculo e mi vibromassaggi il cazzo scoreggiando tonno e cipolla

LEI: Quando ti spolveri poi un po di pepe di cayenna sulla cappella per dare quel tocco vivace ad ogni mia emissione gassosa

LUI: sì e poi con l'accendino facciamo un bel flambé

LEI: Ti strino i peli dello scroto, amo depilarti cosí

LUI: sono tutto depilato
i peli li ho mangiati con nutella b-ready

LEI: Sei il mio lombrico da pesca di fondo
Sono piena di gatti
gatti?

Si
Li ho tutti addosso ora
Che mi abbracciano
come togheter right now over me

LUI: è un cat hug bukkake party

LEI:  Ha la faccia da dopo sbornia piú lui di me

LUI: ma che cariiiiiinooo *_* oooho

LEI: Il sindaco
Lui si mangia i miei reggiseni e scopa le presine del forno
è un presofilo

LUI: E un reggisenivoro
anche io se è per quello

LEI: Mangi i reggiseni?
LUI: anche i seni

Fine della conversazione in chat












venerdì 12 agosto 2016

Racconto breve - LAVATI

LAVATI


Puzzava. Diego puzzava. Fu questo il primo impatto che ebbero di lui quando fu sbattuto in quella cella. Un ammasso di orgoglio che emanava fetore. Ma non era lui, erano i suoi vestiti che appestavano l'aria e scatenavano il disgusto in chi gli stava vicino, oltre che a Diego stesso. Se si fosse denudato e avesse gettato gli abiti dalla finestra, attraverso le sbarre, avreste creduto di sentire l'odore di buono del pane appena sfornato, di un neonato, non l'odore di un ragazzo di diciannove anni. Sì perché Diego si lavava ogni giorno. I suoi vestiti puzzavano di sudore, di macchie di cibo rancido, di piedi, di sperma secco, di cane bagnato. Ma sotto lui odorava di legno di frassino, di vetro di bottiglie di spumante, di conchiglie levigate, di gusci di lumaca dopo la pioggia. Era un odore liscio, senza rilievi o imperfezioni, rivestito di puzza. Solo un naso fino avrebbe potuto cogliere gli odori al di sotto dei suoi abiti. Ma nessuno dei detenuti con cui era stato imprigionato aveva l'olfatto così tanto sensibile. No, al contrario loro avevano i vestiti puliti al meglio che le possibilità carcerarie potessero offrire. Ci tenevano a dimostrare che perfino in carcere loro potevano ostentare abiti senza macchie. Ma Diego lo sentiva. La loro pelle puzzava. Puzzava di carta vetrata butterata piena di peli folti, neri e arricciati in gocciole di sudore che la irrancidivano. Per questo l'odore dei vestiti di Diego per loro era così sgradevole. Era un odore che conoscevano bene, così intimo, un olezzo che si portavano dietro da una vita cercando di nasconderlo a tutti, inclusi loro stessi. Sentirlo così intensamente, così improvvisamente e platealmente dentro le loro narici alla comparsa di quel ragazzo, per loro era troppo.

- Che puzza, bleah!

Esclamò un tipo basso di carnagione scura. Per lui il carcere era già insopportabile. L'odore di Diego sembrava un ulteriore peso aggiunto alla sua già pesante condanna. Per Redan (così si chiamava) era troppo.
In galera c'era finito perché un amico lo aveva accusato di essere lo spacciatore della zona. Vatti a fidare degli amici. Avevano accusato lui perché era un tipo debole, dal carattere fragile, uno da poter infamare senza temere ritorsioni. Così in carcere aveva imparato ad appoggiare sempre i più forti e a stare sul carro del vincitore. Era un tipo che si lavava, Redan. E si cambiava spesso i vestiti. Diego, che era un ragazzo abbastanza saggio per la sua età e orgoglioso, aveva già percepito l'ostilità di Redan e il fastidio che i suoi compagni di cella provavano per lui. Che poteva farci se puzzava? Lo avevano arrestato mentre era depresso. Stava in casa per giorni, settimane, a fissare il vuoto e a non cambiarsi e lavarsi mai. Lo avevano portato via una mattina di maggio, senza ovviamente dargli il tempo di fare una doccia. E poi non si era mai visto nessuno mettersi in tiro prima di essere sbattuto in carcere. Nonostante la depressione, oltretutto, aveva cercato di scappare. Non sapeva perché dovesse farlo, essendo depresso il suo animo gli suggeriva di arrendersi. Tuttavia le sue gambe scappavano. E scappando aveva sudato negli abiti già sporchi che così puzzavano ancora di più. In cella non poteva certo improvvisare una doccia o un cambio di vestiti né poteva radersi la barba di tre settimane per non sembrare un barbone. Avrebbe voluto perché era un tipo orgoglioso. Avrebbe voluto perché era un tipo intelligente e aveva capito che in carcere non gli conveniva infastidire gli altri detenuti con una cosa così stupida come la puzza e rischiare di litigare con tutti. Le persone in carcere sono tutte molto tese e nervose e lui l'aveva capito subito. Ma la sua paura non era quella di essere picchiato o emarginato dagli altri carcerati. Era apatico e depresso, non gli sarebbe importato proprio nulla se lo avessero maltrattato. Ma per orgoglio, Diego avrebbe voluto uscire da lì il prima possibile. E' da falliti stare in carcere e lui sembrava l'unico a rendersene conto. Aveva notato che alcuni degli altri detenuti mentivano a sé stessi per sopportare il carcere. Agivano e parlavano come se fossero stati in un albergo a cinque stelle dove non mancava nulla. Coglioni. Mancava l'amore, mancavano le donne. Diego era molto più razionale. Senza coprirsi con nessuna maschera, ammise l'inequivocabile realtà dei fatti. Il carcere era una merda. Il carcere era insopportabile. Non si era reso conto che quel posto iniziava a smuoverlo dalla sua depressione. Aveva, dopo tanto tempo, uno scopo: doveva andarsene. Il cervello gli suggeriva che la buona condotta era un modo furbo per abbreviare i tempi. Litigare con gli altri perché puzzava non lo avrebbe aiutato. Ma era troppo orgoglioso per tentare di giustificarsi ai loro occhi ammettendo che puzzava così a causa della depressione. Dopo i delinquenti gli avrebbero chiesto:

- E perché sei depresso?

Non avrebbe avuto il coraggio di confessarlo a nessuno. Preferì tacere e provare a sistemare la situazione in un altro modo: raccontando una barzelletta. Dopo quella volta imparò che non bisogna mai, in nessuna circostanza, raccontare una barzelletta quando sì è depressi. Esordì sorridendo meccanicamente, senza neppure essersi presentato agli altri detenuti:

- La sapete la barzelletta del giaguaro?

Redan tacque e lo guardò di sbieco, malissimo, con un espressione quasi come se volesse sputare al pavimento.
Si intravide un movimento da sotto la coperta, in una delle brande, un detenuto che evidentemente stava dormendo si era destato, ma non del tutto, infastidito. Era Ion il rumeno che alle dieci della mattina stava ancora dormendo. Ion era stato denunciato da una delle sue donne. Una connazionale di diciassette anni portata in Italia dalla Romania da certi suoi amici con la promessa di lavorare come cameriera o donna delle pulizie, era poi stata consegnata a Ion. Per convincerla a prostituirsi Ion inizialmente si era comportato da amico, offrendole cene, regali e inducendola all'uso di droghe leggere, per farle credere che l'Italia fosse il paese dell'oro. Dopo qualche settimana di bella vita, Ion iniziò a dirle che non c'erano più soldi per divertirsi e che per permettersi lo stesso tenore di vita, la ragazza avrebbe dovuto prostituirsi. Al categorico rifiuto di lei, Ion si infuriò come una belva, iniziò a picchiarla e minacciarla, dicendole che aveva un debito da pagare per tutti i regali ricevuti. Si chiuse dentro un ascensore con lei e la massacrò di botte. Il caso volle che quell'ascensore si bloccasse, restò paralizzato per più di due ore. All'arrivo, i soccorsi, trovarono la ragazza massacrata di botte e in lacrime. Il caso finì su tutti i giornali e anche in alcuni telegiornali regionali. Il pubblico ministero non fu clemente nella richiesta della pena da applicare. Il giudice che condannò Ion fu severo, quella mattina si era svegliato con il piede sbagliato: solamente la sera prima aveva scoperto il tradimento della moglie con un latin lover romeno. Comunque, anche se così non fosse stato, la condanna inflitta a Ion per il suo grave reato sarebbe stata la medesima. Ion in carcere era incazzato con il mondo, abituato al potere, ai soldi, alle donne, si ritrovava a trentasette anni a marcire in un buco di merda con tanti anni ancora da scontare per aver indotto una minore alla prostituzione. Ma in fondo, non pensava che fosse colpa sua, pensava che tutte le donne fossero troie, che l'Italia fosse una merda e che gli italiani fossero merde. Così, da sotto le coperte esordì:

- Che cozè cuesta puza di merda?

Si tirò giù la coperta in modo da scoprire il viso, affacciò la testa, aspetto che gli occhi si abituassero alla luce e fissò Diego.

- Ah, italiano di merda! Cazzo dici pezo di merda?

Sputò in un bicchiere di carta con disprezzo, lo sguardo rabbioso in direzione di Diego.
Diego finse di non essere intimorito e proseguì con la sua barzelletta.

- Nel deserto, ti insegue un giaguaro, che fai?
- Prendo un bastone e mi difendo
- Non ci sono bastoni!
- Il coltello e mi difendo
- Niente coltello!
- Una pietra?
- No, niente sassi o pietre..
- Uffa, ma tu sei amico mio o del giaguaro?

LAVATIIIIIII!!!!

Gli gridarono in coro i due detenuti.